mercoledì 23 maggio 2012

Cassa aperta al porto!

Accordo su Tct, in «cassa». 500 lavoratori a Taranto Di questi tempi può definirsi un successo. Parliamo della cassa integrazione guadagni straordinaria che alla Taranto container terminal evita, finalmente, la mobilità per 160 lavoratori portuali. Ieri la firma negli uffici della Provincia. Era una «controversia collettiva», termine tecnico, che sottendeva la paura e la rabbia di 160 famiglie. La mobilità è una passerella, fragile, sottile, verso il vuoto del licenziamento. Un autunno, un inverno, una primavera, gli ultimi otto mesi, in bilico sull’esile filo di una trattativa. Che sembrava svoltare sempre verso il peggio. e che, malgrado la firma dell’accordo generale per lo sviluppo dei traffici containerizzati, qualche settimana fa, da parte di Taranto container terminal (società del Gruppo Evergreen) e dell’Autorità portuale non riusciva a chiudersi. Come una ferita. Centro l’intesa tra la società Tct e i sindacati dei trasporti: Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti bisogna immaginare, da un lato del tavolo, il direttore generale della Taranto container terminal, Bruce Coupland, accompagnato dai vertici aziendali; dall’altro i segretari generali della categoria: Oronzo Fiorino (Filt Cgil), Nicola Resta (Fit Cisl) e Franco Castellano (Uil Trasporti). Trattativa a buon fine. La «cassa» parte dal 28 maggio. «L’accordo - recita il comunicato congiunto di Autorità portuale e Provincia - comporta la decadenza dalla procedura di mobilità di 160 lavoratori avviata nel corso di febbraio. Si è dato corso ad uno degli impegni presi da Tct con la sottoscrizione dell’accordo sui traffici cointainer grazie allo sforzo dell’assessorato provinciale alle Politiche del lavoro, dell’Autorità portuale, dei sindacati». «Superata la problematica occupazionale - prosegue la nota - si potrà dar corso a tutte le altre attività riguardanti la riqulificazione infrastrutturale per lo sviluppo dei traffici». La cassa integrazione interesserà un numero massimo di 500 lavoratori. Di questi 100 tra impiegati e quadri e 400 operai. Per la durata di 14 mesi a rotazione. «L’Autorità portuale e l’assessore provinciale Luciano De Gregorio - conclude la nota - hanno condiviso la necessità di avviare un confronto sulla riqualificazione del personale della Taranto container terminal da allargare, eventualmente, all’intero ambito portuale. Il 29 maggio le parti si incontreranno nella sede dell’Autorità portuale». E per una vertenza che trova soluzione, sia pure temporanea, guardando agli sviluppi futuri della crisi, un’altra vede aprirsi una fase calda. Parliamo del call center di Teleperformance. Le segreterie nazionale, regionale, provinciale del sindacato Slc Cgil hanno scritto al ministro del Lavoro Elsa Fornero, al presidente del Consiglio Mario Monti, che è anche ministro dell’Economia. Chiedono l’intervento del governo sull’iter del decreto di concessione della cassa integrazione (firmata lo scorso gennaio) ai lavoratori del call center. «Siamo giunti - scrivono i rappresentanti sindacali - al quarto mese di pagamento della cassa integrazione sui quattro previsti dall’accordo. L’Inps paga gli anticipi, ma in assenza del decreto si corre seriamente il rischio che diverse centinaia di lavoratrici e lavoratori rimangano a breve senza retribuzione o con una retribuzione molto bassa». Andrea Lumino, della segreteria Slc Cgil di Taranto, ha chiesto alla Prefettura e a Teleperformance un incontro per valutare il percorso del decreto senza il quale potrebbero sorgere nuovi problemi per i lavoratori del call center in cassa integrazione. (GdM)

martedì 22 maggio 2012

Erano per la festa di Stefàno?

Taranto, diossina: maxisequestro di cozze nel Mar Piccolo Un ingente quantitativo di mitili, che erano stati raccolti dal primo seno del mar Piccolo di Taranto in violazione dell'ordinanza di divieto di prelievo e movimentazione dei molluschi a causa della presenza in quelle acque di diossine e pcb, è stato sottoposto a sequestro dai militari della Guardia Costiera di Taranto. Al di sotto di un pontile della banchina Cariati erano stati sistemati 195 percolati di mitili (cozze nere) per un totale di circa 6 tonnellate, mentre su due unità nautiche ormeggiate in prossimità sono stati rinvenuti circa 550 kg di mitili destinati ad essere commercializzati. Notando la presenza di ceste e materiale vario nascoste sul fondo nei pressi del pontile, alcuni militari si sono immersi rinvenendo, a circa 4 metri di profondità, 84 tra ceste e cassette contenenti complessivamente circa 1.7 tonnellate di frutti di mare di vario tipo (ostriche, coccioli, ecc.) anch'esse pronte per essere immesse sul mercato. Tutto il prodotto ittico rinvenuto, per un totale complessivo di poco inferiore alle 8 tonnellate è stato sequestrato e successivamente distrutto, poichè detenuto in cattivo stato di conservazione e privo di documentazione di tracciabilità che ne attestasse la provenienza ed il possesso dei requisiti igienico-sanitari stabiliti dalla normativa vigente per il consumo umano. I conduttori dei due natanti sono stati denunciati per violazione dell'ordinanza sanitaria. (Quotidiano)

Sindaco a mano armata

Il sindaco festeggia, sbuca la pistola: impazza foto di Stefàno armato

I mortaretti fatti esplodere per strada, per festeggiare la vittoria, non li ha graditi, Ezio Stefàno. E tuttavia al suo comitato elettorale in via Principe Amedeo, ai festeggiamenti per la riconferma a sindaco di Taranto, si è presentato con fondina e pistola. IL SINDACO - «Sono passato di là soltanto per pochissimi minuti e per invitare tutti a non festeggiare, visto che a Brindisi si stavano celebrando i funerali di Melissa Bassi. Sono stato lì per pochi secondi». In quel gigantesco bailamme formatosi nell’angusto locale abitualmente utilizzato come sede di Sds, il suo movimento politico, stretto tra l’attrezzatura sistemata lì da ben due emittenti per le rispettive dirette televisive e la folla, districandosi tra le urla di giubilo dei militanti e le richieste di commenti da parte dei cronisti, Stefàno come accade in queste circostanze, si è scatenato, ha saltato, ha sollevato le braccia in segno di vittoria e dispensato baci e pacche sulle spalle a chi l’ha sostenuto. SPUNTA L'ARMA - In tutto questo movimento, spunta la pistola, ben ancorata, assicura lui e per la quale il sindaco il porto d’armi da trent’anni. Per difesa personale. Fotocamere e telecamere immortalano Stefàno che festeggia e la sua pistola. Stefàno non è il primo sindaco armato di Taranto. Mentre sul web si scatena la polemica sull’opportunità, per l’appena rieletto sindaco, di presentarsi davanti alle telecamere con la pistola nella cintura, qualcuno ricorda quando fu l’ex sindaco ed ex parlamentare Giancarlo Cito (oggi in galera per diverse condanne passate in giudicato) ad agitare un’arma. E a suscitare un’ondata di sdegno. «Non c’è da far paragoni tra me e Cito – risponde seccato Stefàno -. Io ho una pistola soltanto per difendermi. Sono stato minacciato, anche di recente, perché rinunciassi a correre per la riconferma a sindaco, ma non mi sono fatto intimorire. Io non ho mai fatto del male a nessuno. Né ho mai inteso farlo. Ma avendo rinunciato alla scorta, avrò almeno il diritto di difendermi?». (CdM)

lunedì 21 maggio 2012

Stefano l'anestesista...

La rassegnazione tarantina riconferma il sindaco dell'ignavia amico delle genti (soprattutto palazzinari, bulletti, e grandi industriali). Era stato il campione della primavera rossa tarantina... Ora di rosso ci resta solo questo... e per moooolto tempo, pare!
Auguri!!!

venerdì 18 maggio 2012

Che si fa domenica?

Domenica 20 maggio, a partire dalle 18, alla Comune Urupia – in località Petrosa, tra Francavilla e San Marzano - aperitivo, pizza, musica e ‘festa’ per gli otto imputati assolti dell’ex Presidio Permanente No Discariche.

Otto imputati. Quattro anni di processo. E alla fine tutti assolti con formula piena “perché il fatto non sussiste”. Il fatto, lo ricordiamo, risale al 1° settembre del 2008. Decine di persone, centinaia, donne, bambini, giovani, anziani, persone del Presidio Permanente No discariche. Cercavano di opporsi all’apertura del terzo lotto della discarica Ecolevante di Grottaglie-San Marzano. Persone inermi, sedute a terra, a mani vuote, davanti a camion traboccanti di rifiuti e percolato, di veleni e malaffare. Persone aggredite dalla polizia e dai carabinieri. Il manganello (sempre)al posto del dialogo. L’arroganza barricata nei palazzi istituzionali. Perché alla fine, per chi dice no alla distruzione del territorio, c’è prima la polizia. E poi c’è un Tribunale. Un lungo processo con le carte rimescolate. Con i fatti rovesciati. Con la verità che scompare. Con gli aggrediti che diventano aggressori. Con gli aggressori che si trasformano in accusatori. E con le accuse surreali che però in alcuni casi, si sgonfiano da sole. Resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Istigazione a delinquere. Accuse senza prove. Un teorema trascinato per quattro anni, dopo i quali anche un Tribunale dice ciò che sapevano già tutte e tutti. Il fatto non sussiste. Perciò, tutti assolti. Tutti e otto, con formula piena. E quasi niente da festeggiare. Cos’è successo in questi quattro anni? La cronaca e gli eventi hanno ampiamente confermato le idee del movimento, dando conto dei legami tra Ecolevante, Tarantini, Lavitola, Berlusconi e tutte quelle organizzazioni criminali che prosperano dietro agli sversamenti di rifiuti. Eppure, la discarica non è stata chiusa. Anzi, si è allargata. Sembra addirittura destinata ad allargarsi ulteriormente. Continua ad accogliere sostanze tossiche. Prosegue il suo percorso e va di pari passo con tutte le altre discariche del territorio e con tutte le altre realtà - Ilva, Eni, Cementir e inceneritori – che continuano a depredare questo territorio. Nel frattempo il Presidio Permanente No Discariche si è come inabissato, ma intanto sono anche nati altri movimenti che ne ricordano lo spirito. A tutti loro, a tutte le persone che vivono in questo territorio, è rivolto l’invito per l’aperitivo di domenica 20 maggio. Niente da festeggiare, ma solo un’ottima occasione di dialogo, di confronto e di aggregazione. E magari anche la possibilità di raccogliere un po’ di fondi per gli avvocati e le avvocate che in questi quattro anni ci hanno difeso, praticamente a gratis.

giovedì 17 maggio 2012

Per prendere altro tempo...

Ilva: Nicastro, Regione in giudizio contro ricorso TARANTO. "Apprendiamo della volonta' da parte di Ilva di presentare ricorso contro la riapertura dell'Aia (Autorizzazione Integrata ambientale ndr) ed anticipiamo che la Regione si costituira' in giudizio contro tale ricorso". Lo afferma l'assessore all'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, a proposito del ricorso preannunciato nei giorni scorsi dall'azienda siderurgica contro la decisione del Ministero di riaprire la procedura di una autorizzazione rilasciata poco meno di un anno fa. "Il nostro impegno - aveva affermato l'azienda del gruppo Riva in una nota - e' finalizzato a completare il piu' velocemente possibile le prescrizioni dell'Aia entrate in vigore il 23.08.2011 e non a discutere il riesame che, a cosi' breve distanza di tempo, risulta del tutto illogico e privo di significato". "La Regione Puglia per prima - prosegue Nicastro - aveva chiesto, sulla scorta dei dati emersi dal monitoraggio diagnostico, l'apertura del riesame dell'Aia al Ministero dell'Ambiente". "Per queste ragioni, ben consapevoli che l'azienda stia esercitando un proprio diritto - prosegue Nicastro - non possiamo che tutelare in tutte le sedi opportune le istanze relative alla salute dei cittadini e alla qualita' dell'ambiente, stigmatizzando un atteggiamento che appare oggi piu' che mai pretestuoso nella misura in cui tenta di sottrarsi al confronto tecnico, nelle sedi istituzionali, mentre si va delineando il piano di risanamento per l'area di Taranto. Auspico che tutti i soggetti coinvolti, ciascuno per la propria competenza - conclude l'assessore - siano pronti ad ogni possibile azione per la tutela della cifra ambientale dell'area ionica". (Giornale di puglia)

C'è nessuno in Procura?

Ancora un esposto alla Procura di Bonelli: “Le perizie sull’Ilva parlano di morte. Verificare l’omicidio volontario” “Non si può continuare a morire così a Taranto senza che qualcuno faccia qualcosa”. Sono le 12 circa quando queste parole di Angelo Bonelli sbattono sulle facce dei giornalisti, cittadini, attivisti accorsi alla conferenza stampa indetta per questa mattina per illustrare un ulteriore esposto alla Procura di Taranto da parte del Presidente della Federazione dei Verdi. bonelli_esposto_procura_ilva_taranto All’udire di queste tuonanti parole le facce dei presenti assumono lo stesso colore del cielo che oggi funesta con vento e pioggia il capoluogo ionico, grigio, scuro, quasi nero quando l’esponente di Aria Pulita, il prof. Marescotti, elenca i dati delle perizie chimiche ed epidemiologiche effettuate sull’Ilva «Nei 13 anni di osservazione – riferisce Marescotti – sono attribuibili alle emissioni industriali 386 decessi totali, 237 casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero, 247 eventi coronarici, 937 casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie». Morte. Usiamo le parole giuste al posto giusto, decessi, tumori, eventi coronarici, ricovero. Come coltelli nel costato sanguinante, questi dati hanno portato all’esposto firmato Bonelli che sarà presentato oggi alla Procura della Repubblica di Taranto con un unico obbiettivo espresso attraverso le sue parole: “capire quali devono essere le azioni da intraprendere per fermare l’inquinamento, per fermare chi inquina e uccide”. Bonelli prende in considerazione la perizia Chimica data dai periti Sanna, Monguzzi, Santilli e Felici in sede di incidente probatorio nei procedimenti a carico dell’Ilva, da cui risulta che dallo stabilimento targato Riva si diffondono emissioni contenenti sostanze pericolose per la salute in primis dei lavoratori del centro siderurgico, in generale per l’ambiente e i comuni circostanti l’Ilva, e quindi per i cittadini tutti. La perizia fa emergere anche la mancata osservanza delle misure di sicurezza idonee ad evitare la dispersione di fumi e polveri nocive. A dar manforte a queste tesi ce ne è un’altra, quella Epidemiologica dei periti Forastiere, Biggeri e Triassi, in cui si evince che: “ L’analisi per i quartieri Borgo e Tamburi mostra una forte associazione tra inquinamento dell’aria ed eventi sanitari. Tassi di mortalità e ricoveri ospedalieri sono più elevati nei quartieri Paolo VI e Tamburi.” Il riscontro continua suggerendo una nota riguardo soprattutto i più esposti direttamente all’inquinamento Ilva, i lavoratori dello stabilimento stesso, per cui “esiste una maggiore frequenza di denunce di malattie respiratorie e tumori non da asbesto rispetto al dato nazionale. I tumori non da asbesto (cioè non riguardanti l’amianto) causati dalle esposizioni professionali dal 1998 al 2010 indennizzati dall’Inail sono stati 98.” La conclusione della perizia è una spada nella gola di chi costruisce castelli per aria gridando con orgoglio che l’inquinamento a Taranto è un fenomeno che riguarda il passato, cioè che “ l’esposizione continua agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e morte’’. Un colpo secco. Senza scampo. Bonelli si sofferma su questo: “ha causato e causa”. Oggi, ora, mentre continuiamo le nostre vite, mentre si accorciano le nostre vite. La richiesta quindi che quest’esposto vuole fare è di verificare se con i risultati di queste perizie siano configurabili a carico degli imputati nel processo per danni ambientali anche reati di lesioni gravissime e omicidio volontario con dolo diretto. Dove c’è morte da inquinamento c’è omicidio. Un termine che stride nelle orecchie come un’unghia sulla lavagna. Un termine fino ad ora mai utilizzato nei discorsi a carico dell’Ilva ma che forse, sull’eco delle condanne del Processo “Eternit”, si fa bene ad accentuare. Come dichiarano gli esponenti dei movimenti ambientalisti tarantini schierati intorno all’ormai ex candidato sindaco, e come esprime lui stesso, non vuole essere un pressing alla Magistratura. La stessa che in lasso di tempo minimo ha fatto ciò che in vent’anni di discorsi e rilevazioni le Istituzioni tarantine tutte non hanno saputo fare. Probabilmente la Procura ha già preso in considerazione quest’ipotesi, forse no. Forse si arriverà a un sequestro preventivo delle aree inquinanti, come auspica Matacchiera presente alla conferenza stampa. Forse no. Intanto è meglio fare chiarezza, chiedere giustizia. Fare chiarezza anche ricordando un nodo cruciale per il futuro tarantino, cioè la crisi dell’acciaio che sta investendo a scala mondiale le industrie siderurgiche. In questo prende corpo, come sostiene Bonelli, la soluzione che potrebbe cambiare il futuro della città e della nazione tutta. Si parla cioè di bisogno di bonifiche e soprattutto di riconversione industriale ed economiche di una città che dipende dalle sorti di un colosso che, con gli sviluppi del mercato, potrebbe pensare di de-localizzare le imprese in Stati che ormai stanno dominando il mercato, India e Cina davanti a tutti. Sentori di questa crisi si avvertono già da tempo nello stabilimento tarantino, con la cassa integrazione paventata in passato dal Centro Studi Ilva ed oggi messa in atto nelle zone “a freddo” ormai ferme da tempo. L’Ilva è sulle nostre teste, nei nostri cieli, fa da sponsor alla nostra Festa Patronale, fa da stipendio ai nostri concittadini ma con l’illusione delle visite delle scolaresche a cui viene promesso un posto di lavoro che non ci sarà più in futuro. Fa di Taranto la città delle parole cupe. Sì, perché come recita una pubblicità: “ Non fermarti alle apparenze. Ilva, c’è un mondo dentro”. Ricovero, eventi coronarici, tumori, decesso. (il quotidiano italiano)

mercoledì 16 maggio 2012

Aia, che male!

Ambiente, troppe regole L'Ilva non ci sta:ricorso No alla «riapertura» della procedura Aia I vertici del siderurgico: «Abbiamo già l'ok» È pronto il ricorso dell’Ilva al Tar del Lazio contro la riapertura dell’autorizzazione integrata ambientale decisa dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Sarà depositato nei prossimi giorni alla sezione di Lecce del Tar di Puglia e corrisponde, è scritto in un comunicato dell’azienda, a «rispettare quanto le stesse istituzioni, all’esito di un lungo lavoro con tutti i soggetti coinvolti, meno di un anno fa, hanno deciso con il rilascio dell’Aia». L’autorizzazione è stata concessa nell’agosto dell’anno scorso dal ministero dell’Ambiente guidato da Stefania Prestigiacomo ed è stata rimessa in discussione dal nuovo ministro Clini d’intesa con il presidente della Regione Nichi Vendola e dei rappresentanti degli enti locali. Una prima riunione c’è già stata il 30 aprile scorso. Il ripensamento era stato provocato dalle reazioni alle due perizie, chimica ed epidemiologica, inserite nell’incidente probatorio del procedimento avviato dalla procura di Taranto per disastro ambientale a carico dei vertici dell’Ilva. D’altra parte, argomentava il ministero, era stata varata la direttiva 75 del 2010 su Bat (migliori tecnologie possibili) più stringenti e le aziende erano tenute ad adeguarsi. Ora Ilva, nel ricorso, ribatterà che è una normativa alla quale non si può fare riferimento per riaprire la procedura Aia per il semplice motivo che il ministero dell’Ambiente italiano non l’ha ancora recepita. Nel comunicato Ilva ribadisce che «il nostro impegno è finalizzato a completare il più velocemente possibile le prescrizioni dell’Aia entrate in vigore e non a discutere il riesame che, a così breve distanza di tempo, risulta del tutto illogico e privo di significato». A febbraio, inoltre, Ilva ha inviato alle autorità competenti il «Piano di attuazione di tutte le attività ed iniziative necessarie per la piena attuazione del piano di monitoraggio e controllo Aia» e il progetto relativo alla valutazione e monitoraggio delle emissioni fuggitive nella cokeria. Ilva ricorda anche di aver «ottenuto il rilascio dell’Aia al termine di una lunga istruttoria: 4 anni dal febbraio 2007 all’agosto 2011». Il ricorso si inserisce nel pieno della campagna per l’elezione del sindaco di Taranto nella quale il tema ambientale è stato al centro del dibattito. Cesare Bechis (CdM)
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Bari - Legambiente : Pronto il ricorso dell’Ilva contro la riapertura dell’AIA Legambiente: l’arroganza dell’azienda è senza limiti “E’ veramente senza limiti l’arroganza dell’Ilva”. Questo il commento di Legambiente alla notizia del ricorso al TAR dell’azienda contro la riapertura dell’AIA. Siamo di fronte all'ennesimo ricorso alla giustizia amministrativa da parte dell'Ilva Spa, posto che sono attualmente pendenti dinanzi al TAR Puglia, sede di Lecce, sia il ricorso avverso alcune prescrizioni della provvedimento di AIA, sia il ricorso avverso l'ordinanza sindacale del Sindaco di Taranto, successiva al deposito delle perizie chimico-fisica ed epidemiologica nel processo penale pendente dinanzi al Tribunale di Taranto, sia il ricorso avverso il provvedimento con cui é stata modificata la componente ambientale della tariffa per prelievo dell'acqua ad uso industriale. La notizia, peraltro, conferma la sensazione, già nettamente percepibile nei mesi scorsi, che in Ilva abbia prevalso la fazione dei "falchi" sulle "colombe" e che si sia di fronte ad una strategia ormai conclamata di muro contro muro senza alcuna concessione al dialogo. “L’Ilva dovrebbe mettersi d’accordo con se stessa - continua la nota congiunta di Legambiente firmata da Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e presidente del circolo di Taranto - da una parte ricorre al TAR contro la “vecchia” AIA chiedendo la rimozione di alcune delle poche misure rigorose contenute in quella autorizzazione da noi già ritenuta del tutto insufficiente e inadeguata ad affrontare il carico inquinante che il siderurgico riversa sulla città di Taranto; dall’altro ricorre contro l’ipotesi di una nuova AIA di cui non si conoscono ancora né i contenuti (come è ovvio visto che il procedimento è stato aperto da pochissimi giorni), né le linee guida e gli eventuali cambiamenti rispetto alla vecchia autorizzazione Il tutto mentre la città è letteralmente inondata da messaggi pubblicitari tesi a evidenziare l’impegno contro l’inquinamento di un’azienda che, da 3 anni, nei propri Rapporti sull’ambiente e la sicurezza propaganda i propri investimenti (sempre gli stessi nei 3 rapporti 2009, 2010 e 2011) per l’ambientalizzazione degli impianti tarantini”. “L’Ilva, abituata a fare il bello e il cattivo tempo con governi che le hanno concesso di operare quasi indisturbata, - basterà solo ricordare il ruolo di “avvocato difensore” dell’azienda svolto dal precedente ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo nella partita sulla legge regionale antidiossina e sulla stessa AIA - appena si profila l’ipotesi di una istruttoria dell’AIA che tenga conto della insufficienza delle prescrizioni precedenti anche alla luce delle perizie presentate nei mesi scorsi nel corso dell’incidente probatorio svolto nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale, mostra ancora una volta la protervia di chi si vanta a parole dei propri interventi contro l’inquinamento, ma quasi nulla vuole fare di concreto per contenere il proprio carico inquinante”. “Legambiente non ci sta - concludono Francesco Tarantini e Lunetta Franco - ci opporremo con tutte le nostre forze a questo disegno contrastando anche in giudizio questa deriva processuale, parteciperemo all’istruttoria dell’AIA (abbiamo già presentato al Ministero dell’Ambiente un documento con 26 richieste per noi irrinunciabili) e ci faremo promotori di ogni azione utile affinché tutti gli enti competenti adottino ogni provvedimento utile al definitivo varo di un sistema di prescrizioni finalmente idonea a preservare il bene vita ed il bene salute, nonché il diritto dei cittadini di Taranto ad un ambiente non inquinato. Chiediamo pertanto al Comune di Taranto e al nuovo sindaco che sarà eletto la prossima domenica, alla Provincia di Taranto, alla Regione Puglia e allo stesso Ministro dell’Ambiente di non piegarsi a questo ricatto e di operare perché all’Ilva siano finalmente imposte quelle prescrizioni, da noi richieste da anni, che ne riducano drasticamente l’impatto ambientale”. (Puglialive)

venerdì 11 maggio 2012

Ancora un processo

Morti per gas tossici e amianto, Dirigenti Ilva sotto accusa. Via all'udienza preliminare: 30 gli imputati in aula. Accusati di aver provocato il decesso di 15 operai È cominciata a Taranto l'udienza preliminare a 30 dirigenti dell'ex Italsider e attuale Ilva, accusati di aver provocato, sino al 2010, la morte di 15 operai che si sarebbero ammalati lavorando in luoghi sprovvisti di adeguate misure di sicurezza per la presenza di gas tossici e amianto. Tra gli imputati, il patron dell'Ilva Emilio Riva, suo figlio Fabio, e manager della gestione statale del Siderurgico quali Giovanni Gambardella e Sergio Noce e l'attuale direttore generale di Finmeccanica, Giorgio Zappa. GLI IMPUTATI - Tra gli imputati figura anche l'attuale direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso. A tutti vengono contestati i reati di disastro colposo, omicidio colposo e omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro. Secondo quanto indicato nel capo d'imputazione, in quegli ambienti «si diffondevano vapori e/o gas irrespirabili o comunque tossici», mentre «in quelli nei quali si sviluppavano odori, fumi e polveri di qualunque specie» non sarebbero stati adottati «provvedimenti atti ad impedire o ridurre lo sviluppo e la diffusione delle polveri-fibre di amianto». Nell'udienza odierna, dinanzi al gup Giuseppe Tommasino, si sono costituiti parte civile 28 eredi delle vittime, la Cgil e l'Inail. Il pubblico ministero Raffaele Graziano ha depositato nuova documentazione e gli imputati hanno chiesto 'termini a difesà. Le prossime udienze sono fissate per l'8 e il 15 giugno. I decessi, secondo l'accusa, sarebbero da attribuire a malattie quali il mesotelioma pleurico, il mesotelioma peritoneale e il cancro al polmone, correlabili con l'esposizione professionale all'amianto. (CdM) Si tratta di un procedimento diverso rispetto a quello iniziato il 17 febbraio nei confronti di quattro dirigenti dell'Ilva sul presunto inquinamento dello stabilimento siderurgico. Su tale questione e' in corso un articolato incidente probatorio, scaturito da una relazione dei periti della Procura che hanno stabilito una correlazione tra l'inquinamento e la morte di persone a Taranto, in particolare nel quartiere Tamburi.